L’amministratore ha sostenuto l’esame di formazione professionale solo in via telematica: la nomina è viziata
05 Agosto 2025
Massima In tema di nomina assembleare, l'amministratore deve dimostrare di aver conseguito il certificato di professionalità con l'esame in presenza. In caso di aggiornamento con esame finale sostenuto solo online, la delibera è viziata e, quindi, contestabile da parte dei condomini. Il caso Tizio aveva chiesto al giudicante di dichiarare l'invalidità di due delibere assembleare. Nella prima delibera, tra le varie contestazioni, parte attrice sosteneva che il nuovo professionista fosse stato nominato privo dei requisiti di professionalità ex art. 71-bis disp. att.c.c. A cavallo dell'istanza di mediazione, per la detta impugnativa della delibera, venne poi riconvocata l'assemblea straordinaria. In quella seduta veniva prodotto il certificato di aggiornamento periodico recante data successiva a quella della delibera contestata ove si attestava che l'amministratore aveva sostenuto il corso con esame online. Dopo, parte attrice contestava anche la seconda deliberazione, sostenendo che la nomina dell'amministratore fosse viziata perché con certificazione irregolare. La questione È valida la nomina dell'amministratore in possesso di un attestato, successivo alla delibera di nomina, recante la formazione obbligatoria con l'esame sostenuto telematicamente e non in presenza? Le soluzioni giuridiche Uno dei motivi pregnanti della vicenda riguardava il mancato possesso del certificato di professionalità. Difatti, nella vicenda, era emerso incontrovertibilmente che il nuovo amministratore nominato era sprovvisto, al momento della nomina, del certificato di formazione iniziale e del possesso del certificato di professionalità. Invero, nella prima deliberazione, il nuovo amministratore oltre che essere stato nominato con millesimi inferiori, all'atto della nomina, era sfornito del necessario certificato previsto dall'art. 71-bis disp. att. c.c., anche se successivamente prodotto, la cui decorrenza non poteva considerarsi retroattiva, avendo, peraltro, conseguito il certificato in un momento successivo alla sua nomina ed avendo svolto l'esame online e non in presenza per come, invece, prevede la norma: solo per questi motivi, la delibera era affetta da nullità insanabile. Quanto alla seconda deliberazione, anche questa era viziata sia per un vizio nella procedura di convocazione dell'assemblea che per il medesimo aspetto riguardante la formazione. Difatti, anche in tal caso, l'amministratore, pur in presenza della certificazione, aveva sostenuto l'esame finale on line piuttosto che in presenza; sicché, il certificato presentato non era conforme al dettato normativo e, per questo motivo (in questo caso specifico), la delibera era annullabile. Osservazioni La legge di riforma (art. 71-bis disp. att. c.c.) e il regolamento attuativo (d.m. n. 140/2014) impongono all'amministratore l'obbligo di aggiornarsi periodicamente per poter assumere e mantenere gli incarichi di gestione. In particolare, quanto alla normativa, giova ricordare che possono svolgere l'incarico di amministratore di condominio coloro che: hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado (art. 71-bis lett. f) disp. att. c.c.); hanno frequentato un corso di formazione iniziale e svolgono attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale (art. 71-bis lett. g) disp. att. c.c.). Dunque, il legislatore richiede una competenza professionale acquisita con la pratica e tramite specifici corsi di formazione. Il regolamento del Ministero della Giustizia (d.m. n. 140/2014) individua sia i requisiti necessari per svolgere l'attività formativa (dei docenti/formatori e del responsabile scientifico dei corsi) che i criteri, i contenuti e le modalità di svolgimento dei corsi di formazione. Riguardo allo svolgimento dell'esame finale in aula così come previsto dal d.m. n. 140/2014, l'art. 5 del detto decreto riporta che: “il corso di formazione e di aggiornamento può essere svolto in via telematica, salvo l'esame finale, che si svolge nella sede individuata dal responsabile scientifico". Premesso ciò, l'art. 71-bis disp. att. c.c. ignora il problema dell'amministratore che viene nominato senza aver partecipato ad un corso iniziale o che non frequenta corsi di aggiornamento professionale. A tal proposito, i giudici hanno sostenuto che la disposizione in commento ha carattere inderogabile, trattandosi di norma di diritto pubblico posta nell'interesse generale della collettiva, in questo caso, condominiale che ha, per l'appunto, carattere imperativo, con la conseguenza che la relativa violazione comporta la nullità della nomina (Trib. Padova 24 marzo 2017, n. 818). Anche in altra pronuncia di merito è stato sostenuto che l'art. 71-bis disp. att. c.c. è una norma più aderente al dettato legislativo a tutto vantaggio della collettività condominiale, sicché la mancanza ab origine dei requisiti di cui all'art. 71-bis disp. att. c.c. comporta la nullità della delibera di nomina, nullità dell'incarico che può essere eccepita da chiunque vi abbia interesse ed in qualsiasi tempo (Trib. Bergamo 16 febbraio 2023, n. 325). Il detto requisito deve essere posseduto in un momento antecedente la nomina e non solo in pendenza della causa di impugnazione, la cui mancanza non rileva qualora l'amministratore sia nominato tra i condomini dello stabile (Trib. Trapani 7 aprile 2021). Altri giudici, in sede di volontaria giurisdizione, hanno revocato la nomina di amministratore di condominio per la carenza dei requisiti, in quanto l'espletamento dell'incarico di amministratore di condominio è subordinato al possesso di alcuni requisiti soggettivi elencati dall'art. 71-bis disp. att. c.c. (App. Bari 27 gennaio 2021; Trib. Brescia 30 giugno 2022; Trib. Vasto 12 novembre 2022). Alla luce delle considerazioni esposte, nel caso in esame, era emerso incontrovertibilmente che il nuovo amministratore nominato era sprovvisto della certificazione richiesta per lo svolgimento della professione e, per i motivi esposti, il giudice confermava l'invalidità della delibera di nomina. La tesi in questione (inderogabilità della norma) trova conferma in una recente decisione della Cassazione che ha messo in rilievo come la violazione della norma imperativa di cui all'art. 71-bis disp. att. c.c. determini la nullità non soltanto della delibera di nomina, ma anche del contratto di amministrazione condominiale stipulato con il soggetto privo dei requisiti normativi di capacità, il quale non ha pertanto azione per il pagamento del compenso corrispondente all'attività illegalmente prestata (Cass. civ. sez. II, 31 ottobre 2024, n. 28195). Al riguardo, i giudici di legittimità ribadiscono che la formulazione dell'art. 71-bis disp. att. c.c. e i lavori preparatori rendono chiara l'intenzione del legislatore di assoggettare il contratto di amministrazione di condominio al possesso di requisiti di professionalità e onorabilità in capo al soggetto nominato, disposti nell'interesse superiore della collettività ed influenti, quindi, sulla capacità del contraente. La norma delimita, in sostanza, per ragioni di ordine pubblico, il novero delle persone che, giacché munite di tali requisiti, sono idonee al compimento delle attività inerenti alla complessa prestazione dell'amministratore di condominio, rivelandosi perciò norma imperativa ed inderogabile. Secondo i princìpi elaborati dalla Corte di legittimità, la soluzione ermeneutica che depone per la nullità della delibera di nomina di un amministratore di condominio sprovvisto dei requisiti ex art. 71-bis disp. att. c.c. è in linea anche con la diffusa interpretazione che si dà dell'art. 2387 c.c. in tema di società per azioni, ritenendosi, appunto, radicalmente nulla, in forza del rinvio all'art. 2382 c.c., la nomina dell'amministratore che sia ab origine non in possesso degli speciali requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza, cui lo statuto subordini l'assunzione della carica (comportando invece la decadenza il venir meno di detti requisiti in corso del mandato). Nonostante l'orientamento in esame (ammesso sia della giurisprudenza di merito che di legittimità), sussiste una posizione contraria che sottolinea che il citato art. 71-bis disp. att. c.c. non è norma di carattere imperativo (art. 1418, comma 1 c.c.), non rientrando tra quelle tassativamente individuate come tali dall'art. 72 disp. att. c.c. (Trib. Roma 7 novembre 2024, n. 16992). A parere del giudice capitolino, la frequentazione dei corsi obbligatori professionali non è un requisito prescritto nell'interesse generale, tale per cui la relativa violazione possa determinare in qualche modo la nullità della nomina del gestore. Invero, a sostegno di ciò, il Tribunale di Roma sostiene questa posizione evidenziando che “ciò si desume anche dal fatto che la stessa disposizione dispone un'espressa deroga nell'evenienza in cui l'amministratore sia anche condomino nell'edificio ricevuto in gestione, senza che per l'effetto rilevi alcun limite dimensionale e, dunque, quand'anche si trattasse, addirittura, di un supercondominio". In conclusione, a parere di chi scrive, pur in presenza della posizione contraria del giudice romano, la previsione normativa resta preordinata ad assicurare (agli edifici) amministratori professionalmente capaci di svolgere i loro compiti e meritevoli di fiducia, sicché, l'assenza dei requisiti, costituisce senz'altro motivo di invalidità della nomina dell'amministratore: una delibera assembleare che nomini un soggetto privo di requisiti imposti da “norme imperative e perciò inderogabili”, è dunque inevitabilmente affetta da nullità. Riferimenti Tarantino, Certificazione dell'amministratore condominiale - UNI 10801:2024. Aggiornamento professionale obbligatorio e certificazione volontaria, in IUS-Condominioelocazione.it, 11 luglio 2024; Valentino, La delibera di nomina è nulla se l'amministratore non dimostra di avere svolto la formazione, in IUS-Condominioelocazione.it, 17 settembre 2021; Ginesi, La nomina di amministratore che non abbia adempiuto ai doveri di formazione può dar luogo a revoca, in IUS-Condominioelocazione.it, 17 gennaio 2019. |