Codice Civile art. 1734 - Revoca della commissione.Revoca della commissione. [I]. Il committente può revocare l'ordine di concludere l'affare fino a che il commissionario non l'abbia concluso. In tal caso spetta al commissionario una parte della provvigione, che si determina tenendo conto delle spese sostenute e dell'opera prestata [1733]. InquadramentoLa commissione è un tipo particolare di mandato e, pertanto, tale norma è applicazione del generale principio di cui all'art. 1723 c.c. Il recesso previsto deve essere esercitato prima della conclusione della compravendita, sia perché una volta perfezionata la stessa anche il mandato è adempiuto, sia a tutela della posizione del terzo contraente. Applicazione delle norme in tema di mandatoAl contratto di commissione si applicano le regole generali sul mandato senza rappresentanza, salve le disposizioni speciali per esso stabilite. Pertanto, i diritti del commissionario, nel caso di revoca del contratto, sono fissati esclusivamente dall'art. 1734, specificamente dettato per il contratto di commissione, il quale riconosce al commissionario soltanto una parte della provvigione pattuita, da determinarsi tenendo conto delle spese sostenute e dell'opera prestata (Cass. n. 3169/1974). L'art. 1453 c.c. dispone che «nei contratti e prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l'altro può a sua scelta chiedere l'adempimento o la risoluzione può a sua scelta chiedere l'adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno»; prosegue l'art. 1458, comma 1 c.c. che «la risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti, salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l'effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite». L'art. 1722, n. 2 c.c. dispone che il mandato si estingue per revoca da parte del mandante; l'art. 1725, comma 1 c.c. dispone che «la revoca del mandato oneroso, conferito per un tempo determinato o per un determinato affare, obbliga il mandante a risarcire i danni, se è fatta prima della scadenza del termine o del compimento dell'affare, salvo che ricorra una giusta causa»; per il caso di mandato a tempo indeterminato, si intende oneroso, l'art. 1725 comma 2, dispone che «la revoca obbliga il mandante al risarcimento, qualora non sia dato un congruo preavviso, salvo che ricorra una giusta causa»; infine, l'art. 1734, dettato con specifico riguardo al caso di mandato rappresentato dalla commissione, dispone che «il committente può revocare l'ordine di concludere l'affare fino a che il commissionario non l'abbia concluso. In tal caso spetta al commissionario una parte della provvigione, che si determina tenendo conto delle spese sostenute e dell'attività prestata». Il contratto di mandato, quando si tratta di mandato oneroso, onerosità che è presunta (art. 1709 c.c.), va considerato come contratto a obbligazioni corrispettive e non come contratto con obbligazioni per una sola parte (di cui è menzione nell'art. 1333 c.c.). In linea di principio deve dunque ritenersi ad esso applicabile la disciplina propria di tale tipo di contratti. Se però si pongono a raffronto gli artt. 1722, 1725 e 1734 prima richiamati con l'art. 1453 c.c. si deve rilevare che la disciplina del contratto di mandato reagisce su quella generale dettata per i contratti a prestazioni corrispettive dall'art. 1453 c.c. Dal punto di vista della fattispecie si ha che i comportamenti costituiti dalla revoca per giusta causa e dalla revoca del mandato a tempo indeterminato proceduto da congruo avviso, in quanto non espongono il mandante alla conseguenza propria dell'inadempimento, che è il risarcimento del danno (art. 1218 c.c.), non possono esser qualificati come inadempimento neppur in rapporto alla applicazione dell'art. 1453 c.c. Rispetto agli effetti si ha che al mandatario, anche in presenza d'una revoca che espone il mandante a risarcire i danni, non è dato il diritto di adempiere alla propria prestazione, come mezzo per ottenere dal mandante il corrispettivo pattuito. L'insieme degli altri effetti descritti dagli artt. 1725 e 1734 c.c. è apparentemente coincidente con quelli che derivano dalla applicazione degli artt. 1453 e 1458 c.c., giacché, mentre in rapporto alla esecuzione del mandato già avutasi spetta al mandatario il corrispettivo pattuito (donde la coincidenza degli effetti derivanti dagli artt. 1458 e 1734 c.c.), in rapporto alla non avvenuta esecuzione o alla eseguibilità ulteriore al mandatario non spetta il corrispettivo, ma il risarcimento del danno (donde la coincidenza, per questa parte, degli effetti derivanti dagli artt. 1453 e 1725). Le conclusioni che si possono trarre dal raffronto ora operato sono le seguenti. La revoca del mandato oneroso da parte del mandante si atteggia in taluni casi come atto non in contraddizione con il contratto e perciò esso non è suscettibile di qualificazione come inadempimento. Alla revoca in altri casi sono ricollegati effetti non diversi da quelli che, su iniziativa dell'altra parte, sono riconducibili all'inadempimento. L'altra parte non ha però diritto a domandare l'esecuzione del contratto. Nella disciplina della revoca del mandato oneroso, quando non si tratti della prima serie di casi, non può dunque rinvenirsi deroga a quella della risoluzione per inadempimento (Cass. n. 5622/1994). BibliografiaBaldi, Venezia, Il contratto di agenzia. La concessione di vendita. Il franchising, Milano, 2015; Bavetta, Mandato (negozio giuridico) (dir. priv.), in Enc. dir., XXV, Milano, 1975; Bile, Il mandato, la commissione, la spedizione, Roma, 1961; Campagna, La posizione del mandatario nel mandato ad acquistare beni mobili, in Riv. dir. civ., 1974, I, 7 ss.; Ferri, Manuale di diritto commerciale, Torino, 1976; Formiggini, Commissione, in Enc. dir., VII, Milano, 1960; Minervini, Commissione, in N.ss. Dig. it., III, Torino, 1967; Natoli, La rappresentanza, Milano, 1977; Pugliatti, Studi sulla rappresentanza, Milano, 1965; Romano, Vendita. Contratto estimatorio, Milano, 1961; Rotondi, Rotondi, L'agenzia nella giurisprudenza, Milano, 2004; Santoro Passarelli, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 1997; Saracini, Toffoletto, Il contratto di agenzia, artt. 1742-1753, Milano, 2014. |