Codice Civile art. 50 - Immissione nel possesso temporaneo dei beni.

Luca Stanziola

Immissione nel possesso temporaneo dei beni.

[I]. Divenuta eseguibile la sentenza che dichiara l'assenza [730 c.p.c.], il tribunale, su istanza di chiunque vi abbia interesse o del pubblico ministero [69 c.p.c.], ordina l'apertura degli atti di ultima volontà dell'assente, se vi sono [620-623].

[II]. Coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi, se l'assente fosse morto nel giorno a cui risale l'ultima notizia di lui, o i loro rispettivi eredi [479] possono domandare l'immissione nel possesso temporaneo dei beni [725 c.p.c.].

[III]. I legatari, i donatari e tutti quelli ai quali spetterebbero diritti dipendenti dalla morte dell'assente possono domandare di essere ammessi all'esercizio temporaneo di questi diritti.

[IV]. Coloro che per effetto della morte dell'assente sarebbero liberati da obbligazioni possono essere temporaneamente esonerati dall'adempimento di esse, salvo che si tratti delle obbligazioni alimentari previste dall'articolo 434 [63 2].

[V]. Per ottenere l'immissione nel possesso, l'esercizio temporaneo dei diritti o la liberazione temporanea dalle obbligazioni si deve dare cauzione nella somma determinata dal tribunale; se taluno non sia in grado di darla, il tribunale può stabilire altre cautele, avuto riguardo alla qualità delle persone e alla loro parentela con l'assente [63 4; 119, 725 c.p.c.].

Inquadramento

Il principale interesse di coloro che agiscono in giudizio per ottenere la pronuncia giudiziale dichiarativa dell'assenza è quello volto all'immissione nel possesso temporaneo dei beni.

Questa circostanza è fatta coincidere temporalmente, dalla norma in commento, con la sopravvenuta eseguibilità della sentenza dichiarativa dell'assenza, sempre che sussistano tre condizioni: 1) che vi sia una domanda di parte (i soggetti interessati, e quindi legittimati), o su istanza del pubblico ministero; 2) che vi siano atti di ultima volontà dell'assente cui dare esecuzione, sia pur in via provvisoria; 3) che sia prestata idonea cauzione (art. 50, comma 5), e che l'immissione si preceduta dalla redazione dell'inventario (art. 52).

Trattasi, infatti di una situazione provvisoria, destinata ad essere superata o con la dichiarazione di morte presunta (nel senso del suo consolidamento), o con la ricomparsa dell'assente, che determina il ripristino dello status quo ante.

Non a caso, la dottrina discorre di « diritti senza soggetto » cui la legge appresta una tutela idonea a seconda che l'assente faccia ritorno o al consolidamento delle posizioni di coloro che al momento della dichiarazione di assenza avevano i requisiti idonei a succedere nelle situazioni giuridiche che ad esso facevano capo (Palazzo, 468 ss.).

La disciplina rende evidente il suo carattere protettivo, sia nei confronti dei legittimi interessati, che, in ultima analisi, dello stesso assente, il quale potrebbe comunque far ritorno. Si spiega, perciò, la cautela con cui viene concessa la disponibilità dei beni appartenenti all'assente, e si spiega anche la necessità della cauzione (art. 50, comma 5, c.c.) e dell'inventario dei beni, prima dell'immissione in possesso (art. 52, comma 1, c.c.).

La situazione di assenza, pur essendo dotata di un certo grado di stabilità, rimane quindi una situazione a carattere provvisorio, destinata ad essere superata: 1) con la prova della morte del soggetto di cui si tratta (art. 57 c.c., che determina l'apertura della successione); 2) con il ritorno dell'assente (art. 56 c.c., che determina la cessazione degli effetti della dichiarazione di assenza, e il diritto alla restituzione degli stessi, salvo i limiti ivi stabiliti); 3) con la dichiarazione di morte presunta.

Verificatasi una di queste ipotesi la situazione inizialmente incerta diviene certa e stabile, in un senso oppure in un altro.

In mancanza, la situazione di incertezza è destinata a protrarsi nel tempo. Ed è proprio in questa situazione di incertezza che vengono in rilievo le disposizioni dettate sapientemente dal legislatore a tutela della consistenza del patrimonio dell'assente (la cauzione, l'inventario dei beni).

Quand'anche vi sia stata la formale immissione nel possesso dei beni dell'assente, e sempre che si sia proceduto all'apertura degli atti di ultima volontà dell'assente (art. 473 bis.61 c.p.c.) - ed in particolare nella pubblicazione del testamento ex art. 620 comma 3 c.c. - va poi notato come tali beni risultino comunque vincolati, data la temporaneità e la precarietà del possesso (come sottolineato dallo stesso legislatore, che all'art. 52 definisce tale situazione come «temporanea»): sicché tali beni non possono essere alienati, ipotecati o dati in pegno, «se non per necessità o utilità evidente riconosciuta dal tribunale», il quale, nell'autorizzare questi atti, dispone altresì in merito all'uso e all'impiego delle somme ricavate (art. 54 c.c.).

In buona sostanza, l'immissione nel possesso temporaneo dei beni determina, in via cautelare e provvisoria, la conservazione del patrimonio dell'assente; nello stesso tempo, questa disciplina è volta a tutelare anche le aspettative degli altri aventi diritto. Trattasi, pertanto, di una disposizione rivolta sia all'assente che agli altri aventi diritto (Santarcangelo, 73).

Legittimati a domandare l'immissione nel possesso temporaneo dei beni sono, in particolare «coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi, se l'assente fosse morto nel giorno a cui risale l'ultima notizia di lui, o i loro rispettivi eredi» (art. 50, comma 2). Trattasi, quindi, degli eredi dell'assente, e dei loro rispettivi eredi che, eventualmente, possono subentrare in virtù di rappresentazione.

Al contrario, «i legatari, i donatari e tutti quelli ai quali spetterebbero diritti dipendenti dalla morte dell'assente» non hanno titolo a richiedere il possesso temporaneo dei beni, ma possono solo domandare di essere ammessi all'esercizio temporaneo dei diritti sui beni in questione (art. 50, comma 3 c.c.).

Diversamente, «coloro che per effetto della morte dell'assente sarebbero liberati da obbligazioni» possono essere «temporaneamente» esonerati dall'adempimento delle suddette obbligazioni, salvo che si tratti delle obbligazioni alimentari previste dall'articolo 434 (art. 50, comma 4). Si viene dunque a determinare una situazione di «stasi», di attesa, in mancanza di certezza circa l'esistenza in vita dell'assente, e stante quindi l'incertezza della titolarità soggettiva, dal lato attivo, delle obbligazioni in discorso.

 Come efficacemente sottolineato dalla dottrina (Palazzo, 468 ss.), la norma in commento non si occupa della sorte degli altri diritti dell'assente, diversi da quelli obbligatori, che pure sono da ricollegarsi alla sopravvivenza del titolare, come quelli derivanti dall'usufrutto. A seguito della scomparsa dell'usufruttuario, il diritto di quest'ultimo si considera sospeso, nel senso che il nudo può legittimamente godere e disporre del bene, salvaguardando il diritto dell'assente per il caso che ritorni.

Per Cass. n. 299/1983 , la disciplina dell'immissione temporanea nel possesso di beni della persona scomparsa e dell'ammissione all'esercizio temporaneo dei diritti dipendenti dalla di lui morte, dettata dall'art. 50 c.c. per il caso di dichiarazione di assenza dello scomparso medesimo, riguarda esclusivamente il patrimonio dell'assente al momento della scomparsa, ed è diretta a tutelare le aspettative di eredi od altri interessati su detto patrimonio, mentre non può implicare il sacrificio di ragioni di terzi, con l'introduzione a loro carico di obblighi che risulterebbero insussistenti in caso di ritorno dell'assente. Pertanto, deve escludersi che la dichiarazione di assenza possa essere invocata dai presunti superstiti per conseguire, sia pure in via provvisoria, prestazioni pensionistiche indirette da parte di enti previdenziali (nella specie, ENPAM).

Secondo la giurisprudenza di merito (Trib. Verona 3 agosto 2000 ), in caso di morte di colui che, ai sensi dell'art. 50 comma 2 c.c., sarebbe erede dell'assente, si determina immediatamente in capo ai suoi successori il subingresso nella titolarità dell'azione volta a ottenere l'immissione nel possesso temporaneo dei beni, senza che possa darsi luogo alla sostituzione prevista nel testamento. L'apertura della successione e la delazione dell'eredità si verificano infatti nel giorno a cui risale l'ultima notizia dell'assente.

Il procedimento è disciplinato dall' art. 473 bis.61 c.p.c., ed è differenziato a seconda del soggetto che fa richiesta dei provvedimenti poc'anzi detti: se trattasi di richieste provenienti da coloro che sarebbero eredi legittimi, si segue il procedimento in camera di consiglio ex art. 737 c.p.c. (il che, per alcuni, conferma la natura di giurisdizione volontaria del procedimento in esame: Fazzalari, 194) ; se, invece, la domanda è proposta da soggetti diversi dai presunti eredi legittimi, si seguono le disposizioni dettate per l'ordinario processo di cognizione (artt. 163 ss. c.p.c.), previa instaurazione del contraddittorio con coloro che sarebbero eredi legittimi, i quali assumono quindi nel medesimo procedimento la veste di litisconsorti necessari.

Alla natura contenziosa di tale ultimo procedimento consegue che esso si chiude con sentenza, soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione, mentre il primo procedimento camerale termina con decreto del tribunale reclamabile alla corte di appello (cfr. l'art. 739 c.p.c.).

Secondo alcuni, poi, il procedimento di apertura degli atti di ultima volontà è riconducibile ai procedimenti di volontaria giurisdizione (Trisorio Liuzzi, 6; Palazzo, 468 ss.), ciò in quanto, se non vi è immissione nel possesso temporaneo dei beni, la pretesa dell'erede testamentario sarà limitata alla sola apertura degli atti di ultima volontà e il provvedimento del giudice si ridurrà ad ordinare la pubblicazione del testamento.  

L'obbligo di prestare idonea cauzione e di redigere l'inventario.

L'art. 50, comma 5, c.c., subordina il verificarsi di tali effetti ad una condizione: che sia prestata idonea cauzione. In particolare, il suddetto articolo, con disposizione a carattere generale, riguardante cioè tutte le ipotesi in precedenza analizzate, l'obbligo per coloro che ne hanno interesse di prestare idonea cauzione, nella somma ritenuta congrua dal Tribunale.

L'obbligo relativo alla prestazione della cauzione è rimesso, nelle sue modalità applicative, alla successiva determinazione pretoria, stante il principio generale esplicitato dall' art. 119 c.p.c., nonché nell'art. 86 disp. Att. c.p.c.

Oltre al prescritto obbligo – che all'uopo, nel caso in cui il soggetto obbligato sia impossibilitato a tale adempimento, può essere sostituito dal tribunale da altre cautele ritenute parimenti congrue ad assolvere la loro funzione di garanzia – è altresì previsto, questa volta esclusivamente con riguardo all'immissione nel possesso temporaneo dei beni, che prima della suddetta immissione deve essere formato l'inventario dei beni stessi, secondo quanto prescritto dagli artt. 769 ss. c.p.c. (Romagnoli, 409, auspica una interpretazione estensiva della norma in esame, tendete a ricomprendere nell'obbligo di redazione dell'inventario anche le fattispecie diverse dall'immissione nel possesso previste dall'art. 50, poiché sia la natura dei beni che i diritti al cui godimento temporaneo si è ammessi possono in concreto rendere necessaria «la formazione dell'inventario anche fuori del caso espressamente previsto dalla legge»).

Per Cass. n. 1021/1955, una volta dichiarata l'assenza, non vi è altra rappresentanza che quella degli eredi o successori dell'assente investiti dell'amministrazione dei beni a norma dell'art. 50 c.c., e non è più consentita la nomina del curatore di cui all'art. 48 c.c., essendo quest'ultima prevista per la rappresentanza della persona scomparsa (curatore dello scomparso) e cioè di colui del quale non si hanno più notizie ma di cui l'assenza non sia stata ancora dichiarata. Ne segue che, se, ciò nonostante, sia stato nominato un curatore, la sua nomina è illegittima ed egli non ha veste per rappresentare l'assente.

La natura giuridica dell'immissione nel possesso temporaneo e la posizione degli immessi.

Circa la natura giuridica dell'immissione nel possesso temporaneo, a fronte di coloro che hanno sostenuto che essa dia luogo ad una vera e propriasuccessione a favore degli immessi (così Cicu, 41; parzialmente contrario Bianca, 263, secondo cui non può parlarsi di successione vera e propria, ma bensì di «successione provvisoria a causa dell'assenza» ovvero della «attribuzione universale che anticipa tale successione» che consente agli eredi e legatari di godere, provvisoriamente, dei loro diritti successori).

Secondo altra parte della dottrina (Bianca, 263) si è in presenza di un fenomeno analogo – ma non uguale – alla successione vera e propria, con la particolarità però che in questo caso, data l'incertezza circa l'esistenza del soggetto in questione, sorge anche l'esigenza di salvaguardarne l'interesse per l'ipotesi del suo ritorno, sia pur risolutivamente condizionata: si prevede quindi l'attribuzione dell'esercizio del complesso dei diritti patrimoniali facenti capo all'assente ai presunti eredi o legatari dell'assente stesso.

Gli immessi sarebbero titolari di un potere gestorio nel proprio interesse.

Vi è poi al contrario chi – in posizione nettamente maggioritaria – ritiene che la semplice dichiarazione d'assenza e l'immissione nel possesso temporaneo non diano luogo a successione (così Palazzo, 468; Romagnoli, Assenza, 239 ss.), non comportando l'assenza alcuna presunzione di morte (così, in particolare, Callegari, 1125). Così si è preferito discorrere di «tutela delle aspettative di fatto di coloro che, con molta probabilità, saranno chiamati alla successione in caso di morte naturale o presunta dell'assente» (così Dogliotti, 451).

In posizione intermedia coloro i quali ritengono di essere in presenza di una fattispecie a formazione progressiva (Giorgianni, 12, parla di una fattispecie acquisitiva in itinere che attribuisce l'aspettativa di un diritto)

A sostegno della tesi maggioritaria, che esclude la sussistenza di un fenomeno successorio, è decisivo il richiamo ai limiti, legislativamente previsti, ai poteri dispositivi degli immessi nei riguardi dei beni di cui hanno (provvisoria) disponibilità.

Invero, l'immissione nel possesso determina solo l'instaurarsi di un meccanismo di sostituzione sostanziale e processuale nei confronti dell'assente.

Si vuole cioè creare una situazione analoga – ma non sovrapponibile – alla delazione ereditaria, con immissione dei soggetti a ciò legittimati nel possesso temporaneo dei beni appartenenti all'assente

Agli immessi è, infatti, riconosciuta la rappresentanza processuale dell'assente in giudizio (art. 52, comma 2); gli immessi – nelle persone del coniuge, ascendenti e discendenti dell'assente – hanno inoltre titolo a ritenere la totalità delle rendite prodotte dai beni in loro possesso (art. 53). Già dagli articoli citati è possibile desumere che, secondo quanto è stato posto in luce dalla dottrina più avveduta, né la sostituzione processuale né tantomeno il godimento delle rendite, previsto per una particolare categoria di immessi sul presupposto della salvaguardia di un ipotetico favor familiae, depongono per l'esistenza nel caso di specie di un fenomeno successorio.

Ogni dubbio in merito dovrebbe, in ogni caso, essere fugato da quanto previsto dall'art. 54 c.c., che pone rilevanti vincoli in capo agli immessi, che non possono liberamente disporre dei beni loro attribuiti in via provvisoria. Gli immessi, infatti, non possono liberamente vincolare i beni (con alienazione in garanzia, pegno o ipoteca) se non per «necessità» o «utilità evidente» riconosciuta dal tribunale, al quale spetta di autorizzare tali atti nonché eventualmente di specificare l'uso e l'impiego che dei beni in questione deve essere fatto.

In definitiva, gli immessi nel possesso temporaneo dei beni non subentrano nei debiti dell'assente: essi agirebbero sì in nome proprio, ma per conto altrui, ed in questo caso dell'assente (c.d. rappresentanza processuale: Romagnoli, 267, secondo cui in particolare «parlare di rappresentanza significa escludere ogni idea di successione»).

La questione sarà indagata anche sub art. 55, cui si rimanda.

Bibliografia

Barillaro, Della dichiarazione di morte presunta, in Comm. S.B., Libro I, Delle persone e della famiglia, Bologna-Roma, 1970, 320; Bianca, Diritto Civile, I, Milano, 1978; Callegari, voce Assenza (diritto civile), in Nov. dig. it., I, 2, Torino, 1958, 1121; Castellani, Assenza, scomparsa e morte presunta, in Riv. dir. civ. II, 1997, 761; Giorgianni, La dichiarazione di morte presunta, Milano, 1943; Lojacono, Amministrazione (atti di), in Enc. dir., II, Milano, 1958; Palazzo, voce Assenza, in Dig. disc. priv., sez. civ., I, Torino, 1987, 468; Santoro Passarelli, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 1978; Rescigno, voce Morte, in Dig. disc. priv., sez. civ., XI, Torino, 1994, 458; Rescigno, La successione a titolo universale e particolare, in Riv. not. 1992, 6; Romagnoli, Dell’assenza, in Comm. S.B., Libro I. Delle persone e della famiglia, Bologna-Roma, 1970, 214; Romagnoli, voce Assenza (dir. civ.), in Enc. dir., III, Milano, 1958, 409; Santoro Passarelli, Dichiarazione di morte presunta, in Riv. dir. civ. 1941, 82; Sgroi, voce Morte (dir. civ.), in Enc. dir., XXVII, Milano, 1977, 103; Sgroi, voce Morte presunta (dir. civ.), in Enc. dir., XXVII, Milano, 1977, 111; Trisorio Liuzzi, voce Assenza, scomparsa e morte presunta (dir. proc. civ.), in Enc. Giur. Treccani, Roma, 1988; Zatti, L’immissione nel possesso temporanei dei beni dell’assente, in Riv. dir. civ. I, 1969.

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